FINANZIAMENTI all' IMPRESA

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Novità con i Minibond si finanziano le PMI con fatturato sopra i 5 milioni

Novità con i Minibond si finanziano le PMI con fatturato sopra i 5 milioni

Per  esigenza di liquidità a partire da 500mila euro.

  1. Puoi chiedere finanziamenti direttamente a fondi e investitori globali.
  2. Sarai visibile su un portale dedicato ad investitori alla ricerca globale di aziende da sviluppare.
  3. Possibilità di finanziare progetti localizzati all'estero,(alberghi, unità produttive) ma anche esigenze di cassa .
  4. Nessuna relazione con la centrale rischi di Banca d'Italia.
  5. Nessuna interferenza con il management aziendale.
  6. Possibilità di rifinanziare le scadenze.

Vantaggi per l’azienda che emette minibond e cambiali finanziarie

Vantaggi per l’azienda che emette minibond e cambiali finanziarie

 

  1.  finanziamento non censito presso la centrale rischi banca                  d’Italia
  2. -  finanziamento non soggetto a revoca o a modifica delle condizioni
  3. -  possibilita’ di personalizzare durata,
  4.   piano di ammortamento e
  5.    eventuale modalita’ di rimborso anticipato
  6. -  diversificazione delle fonti di finanziamento,
  7.    con una concreta prospettiva di miglioramento del proprio profilo    creditizio e del
  8.   proprio potere contrattuale presso il sistema bancario
  9. - deducibilita’ degli interessi passivi, come previsto per le societa’       gia’ quotate
  10. -   deducibilita’ dei costi di emissione sostenuti nell’anno
  11. -   forma di marketing indiretto (visibilita’ presso clienti e potenziali investitori)

 

I soggetti autorizzati all’emissione delle cambiali finanziarie

I soggetti autorizzati all’emissione delle cambiali finanziarie

Possono emettere cambiali finanziarie:

  1. le società di capitali,
  2. le società cooperative 
  3. le mutue assicuratrici diverse dalle banche e dalle micro-imprese. 


L’emittente cambiali finanziarie può essere:

  1. una società con titoli rappresentativi del capitale negoziati in mercati regolamentati o non regolamentati;
  2. una società con titoli rappresentativi del capitale non negoziati in mercati regolamentati o non regolamentati.

Le società i cui titoli di capitale non sono negoziati, possono emettere cambiali finanziarie alle seguenti condizioni:

  1. individuazione di uno sponsor;
  2. certificazione del bilancio;
  3. emissione e girata presso investitori professionali.

Tali condizioni sono imposte dal legislatore al fine di prevedere adeguati meccanismi di garanzia della solvibilità dell’emittente.

Esclusioni

Con L. 134/2012 è sancito il divieto di emissione di cambiali finanziarie

per le banche e le micro-imprese. 


Le banche:

già la delibera CICR del 3 marzo 1994, il cui punto 5 non è stato revocato dalla successiva delibera del 19 luglio 2005, stabiliva che [...] “l’emissione delle cambiali finanziarie è temporaneamente preclusa alle banche”.

Le micro imprese:

ovvero le imprese che

a) hanno meno di 10 occupati e

b) hanno un fatturato annuo (voce A.1 del conto economico)

oppure un totale di bilancio annuo (ovvero il totale dell’attivo patrimoniale) non superiore a € 2 milioni.

I requisiti a) e b) sono cumulativi, ovvero devono coesistere.

Per maggiori dettagli si rinvia alla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione del 06 maggio 2003.

Per completezza ricordiamo anche le definizioni di piccola e media impresa:

Piccola impresa:

a) meno di 50 occupati e

b) fatturato annuo oppure totale di bilancio annuo non superiore a € 10 milioni.

Media impresa:

a) meno di 250 occupati e

b) fatturato annuo non superiore a € 50 milioni oppure un totale di bilancio annuo non superiore a € 43 milioni.

 

 

Le caratteristiche delle cambiali finanziarie

Le caratteristiche delle cambiali finanziarie

 

Definizione di cambiali finanziarie

Le cambiali finanziarie sono titoli di credito all’ordine,

emessi in serie ed aventi scadenza

non inferiore a 1 mese e

non superiore a 36 mesi dalla data di emissione”

(art. 1 Legge 43/94 modificata).

“Le cambiali finanziarie

sono equiparate per ogni effetto di legge alle cambiali ordinarie e

sono girabili esclusivamente con la clausola “senza garanzia” o equivalenti”

(art. 2 Legge 43/94 modificata).

In questo modo il girante è esonerato dalla responsabilità per mancato pagamento da parte dell'emittente. 

“L’emissione di cambiali finanziarie costituisce raccolta del risparmio

ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 385 del 1993 (TUB)

ed è disciplinata dalle disposizioni del medesimo articolo”

(art. 3 Legge 43/94 modificata).


Emittenti di cambiali finanziarie

  1. Società di capitali,
  2. società cooperative e
  3. mutue assicuratrici diverse dalle banche e dalle micro- imprese,

aventi titoli rappresentativi del capitale non negoziati o

negoziati in mercati regolamentati o non regolamentati.

 

Prima della L.134/2012 potevano emettere cambiali finanziarie

a) le società per azioni quotate,

b) le società finanziarie vigilate da Banca,

c) le società per azioni non quotate e

d) le società non finanziarie..


Informativa al mercato

Le delibere Consob

18079 del 20.01.2012 e

18098 dell’08.02.2012,

hanno modificato il Reg. Emittenti,

individuando all’art. 34 ter

i casi di esenzione dall’obbligo di redazione del prospetto informativo.

Nel caso specifico delle società non quotate,

l’emissione non è più subordinata alla redazione di un prospetto

in quanto destinata ad investitori qualificati, intesi come professionali (definizione MIFID: art. 26 e allegato 3 Reg. Intermediari).

Prima delle citate delibere Consob,

l’emissione di cambiali finanziarie è stata ostacolata

dai costi connessi alla redazione di un prospetto informativo.

 Scadenza della cambiale

Non inferiore a 1 mese e

non superiore a 36 mesi dalla data di emissione.

Prima della L. 134/2012,

avevano scadenza da 3 a 12 mesi:

la modifica della scadenza ha avuto l’obiettivo di far fronte alle esigenze di liquidità delle aziende.


Natura del titolo: materiale e non

Prima della L. 134/2012, non era prevista la possibilità di emettere cambiali finanziarie in forma dematerializzata.

La dematerializzazione rappresenta un passaggio di estrema importanza ai fini della loro negoziabilità nei mercati secondari di strumenti finanziari.


Le cambiali finanziarie dematerializzate

In caso di emissioni di cambiali finanziarie dematerializzate, l'emittente invia una richiesta alla società di gestione accentrata di strumenti finanziari, contenente la promessa incondizionata di pagare alla scadenza le somme dovute. La richiesta deve contenere:

  1. l'ammontare totale dell'emissione;
  2. l'importo di ciascuna cambiale;
  3. il numero delle cambiali;
  4. l'importo dei proventi, totale e suddiviso per singola cambiale;
  5. la data di emissione;

gli elementi specificati nell'articolo 100, primo comma, numeri da 3) a 7), del RD14 dicembre 1933, n. 1669;

le eventuali garanzie a supporto dell'emissione,

con l'indicazione dell'identità del garante e l'ammontare della garanzia;

l'ammontare del capitale sociale versato ed esistente alla data di emissione;

la denominazione, l'oggetto e la sede dell'emittente;

 

l'ufficio del registro delle imprese al quale l'emittente è iscritto

Uno strumento di raccolta del risparmio per consentire alle imprese di finanziarsi a costi contenuti

Uno strumento di raccolta del risparmio per consentire alle imprese di finanziarsi a costi contenuti

L'emissione di cambiali finanziarie

 

Le cambiali finanziarie

sono uno strumento di raccolta del risparmio tra il pubblico che consente all'impresa, in particolare la PMI,

di finanziarsi direttamente sul mercato,

a costi più contenuti rispetto a quelli legati al credito bancario.

 


Introdotte in Italia con la Legge 43 del 1994,

sono state recentemente riformate

  • dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83 ("Decreto Crescita")
  • pubblicato in G.U. 26 giugno 2012, n. 147 e
  • convertito con modificazioni, dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134
  • pubblicata in G.U. n. 187 dell’11 agosto 2012.
  • dal Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (“Decreto Crescita bis”)
  • convertito con L. 17 dicembre 2012, n. 221
  • che ha riformato il trattamento fiscale delle cambiali finanziarie.
  • dal Decreto Legge 23 dicembre 2013, n. 145 (“Decreto Destinazione Italia”),
  • convertito con L. 21 febbraio 2014, n. 9

che ha modificato la normativa di riferimento

con l’obiettivo di agevolare ulteriormente il ricorso alle cambiali finanziarie da parte delle PMI.

 

Le cambiali finanziarie rappresentano una forma di dialogo diretto tra impresa e risparmiatori.

Le aziende possono reperire capitali direttamente sul mercato utilizzando uno strumento alternativo all’intermediazione bancaria.

La centralità del sistema bancario non viene però meno rappresentando comunque il punto di incontro tra domanda e offerta, e un fondamentale perno distributivo delle cambiali finanziarie.

 

 

 

Verlucca Raveri spiega il minibond

Minibond: è un termine entrato nel lessico comune...scopri tutto su questo nuovo strumento finanziario

I titoli obbligazionari emessi da piccole e medie imprese si sono guadagnati l’appellativo di minibond, perché in genere le PMI emettono bond di dimensioni limitate, in linea con i loro bilanci.

Cosa sono i minibond

In genere si tratta di tradizionali bond senior, senza garanzia con struttura bullet (cioè con rimborso del capitale tutto a scadenza) oppure amortizing (con rimborso del capitale secondo un piano rateale). Il termine minibond ormai è ormai entrato nel lessico finanziario comune, ma non c’è traccia di questo naming nella normativa dalla quale questi strumenti sono regolati.

Chi emette i minibond

In sostanza, si tratta di obbligazioni emesse da società italiane non quotate, di piccole e medie dimensioni, che sfruttano la recente normativa che ha reso conveniente, da un punto di vista fiscale, l’emissione di bond anche alle società italiane non quotate. La stessa normativa ha svincolato l’ammontare di emissione dei bond dai limiti fissati in precedenza dal codice civile. La prima versione della normativa si trova nel Decreto Sviluppo (DL del 22 giugno 2012 n. 83), ed è poi stata aggiustata più volte, nel corso degli ultimi anni, per venire incontro alle richieste del mercato.
Il mercato finanziario del debito privato (private debt) italiano, cioè delle emissioni delle società italiane non quotate (o le loro holding estere), è ormai piuttosto ampio. Nel dettaglio, da inizio anno sino al 20 maggio, si calcola che queste società abbiano emesso oltre 1,6 miliardi di euro di bond, spalmati su 29 diverse emissioni; di cui quattro con dimensioni superiori ai 100 milioni di euro (Fedrigoni, due bond Teamsystem e Twinset), una da dimensioni intermedie tra i 50 e i 100 milioni (Business Integration Partners) e il resto dai 50 milioni in giù, quindi con dimensioni direttamente riferibili a piccole e medie imprese, i veri minibond
Questo numero si confronta con gli oltre 7 miliardi di euro di private debt emessi dalle stesse società nel 2017 (Private Debt Report 2017 di BeBeez). Di questo totale, nel 2017, oltre 662 milioni di euro corrispondevano a emissioni di dimensioni inferiori o uguali a 50 milioni (contro i 202 milioni di questi primi mesi del 2018), mentre 5,74 miliardi si riferivano a emissioni di dimensioni superiori ai 100 milioni, per un totale di 16 bond; una dimensione media difficilmente riferibile a piccole e medie imprese.Tra gli emittenti in questione ci sono statiEsselunga, Mercury (la holding di Nexi, ex Icbpi), 2iRete Gas, Manutencoop, Ntv, ma anche l’Inter, giusto per elencarne alcune.

Se si restringe l’osservazione ai bond di dimensione intermedia tra i 50 e i 100 milioni, l’anno scorso hanno rappresentato un totale di 613 milioni di euro, con titoli come i due bond del Milan, il bond di Granarolo o le emissioni di società in portafoglio a fondi di private equity come Savio (controllato da Alpha Private Equity) e N&W Global vending (oggi Evoca, controllata da Lone Star) o Isoclima (controllato da Stirling Square Capital).

minibond, una guida completa


A inizio 2013 Borsa Italiana ha lanciato l’ExtraMot Pro, un mercato non regolamentato dedicato alle emissioni delle società italiane non quotate su mercati regolamentati e riservato ai soli investitori professionali.

Non tutte le emissioni di minibond e di altri strumenti di debito privato sono però quotate su quel mercato, mentre vi sono quotate alcune obbligazioni di grandi dimensioni, che evidentemente non collimano con la definizione di minibond. A volte i minibond, e più spesso i bond di tagli superiori, invece che all’ExtraMot Pro, vengono quotati su mercati esteri come la Luxembourg Bourse, l’Irish Stock Exchange oppure la Wiener Borse.


In genere i minibond hanno taglio medio tra i 5 e i 10 milioni di euro, scadenza sui 5 anni e cedola compresa tra il 4 e il 6%. Tuttavia c’è un segmento di mercato finanziario crescente che vede emissioni di dimensioni al di sotto del milione di euro con scadenze inferiori ai 12 mesi, che hanno in genere il fine di supportare il capitale circolante dell’emittente e che sono state battezzate minibond short-term. Anche questa definizione non si ritrova nella normativa, ma è diventata comune nel lessico degli addetti ai lavori. Chi emette minibond short-term: in vari casi si è trasformato in un emittente seriale, perché alla scadenza dei minibond ne emette subito degli altri, senza soluzione di continuità.

Chi sottoscrive i minibond

A sottoscrivere minibond sono stati in molti casi alcuni fondi italiani specializzati, ma anche banche, family office e investitori professionali. Per contro, i bond di dimensioni dai 30 milioni in su sono spesso sottoscritti da investitori esteri specializzati, in private placement. 
Per cercare di portare più liquidità sull’ExtraMot Pro, Borsa Italiana lo scorso dicembre si è fatta promotrice dell’Elite Basket Bond; si tratta di un’operazione di cartolarizzazione di obbligazioni emesse da 10 società parte della community di Elite, con identiche caratteristiche in termini di durata e tasso, ma con ammontare differente. Queste obbligazioni, emesse per 122 milioni di euro, sono state interamente sottoscritte da uno speciale veicolo di investimento (EBB srl), il quale a sua volta si è finanziato emettendo un’unica tipologia di titoli di ammontare pari alla somma dei singoli strumenti cartolarizzati. I titoli emessi dall’Spv sono stati in seguito sottoscritti per la maggior parte (circa 100 milioni) dalla Banca Europea degli Investimenti (Bei) e dalla Cdp, mentre il resto è stato sottoscritto da una serie di altri investitori professionali fra cui Banca Ifis e fondi gestiti da Zenit sgr. Le aziende emittenti, da parte loro, hanno utilizzato i proventi dell’operazione per sostenere investimenti volti alla crescita della propria attività. 
Si è trattato di un primo esperimento finanziario, ed è intenzione di Borsa Italiana di replicarlo. Con una struttura simile erano stati emessi negli anni scorsi i due Viveracqua Hydrobond, cioè i basket bond di titoli emessi da aziende membre del consorzio di utility venete Viveracqua.

 

 

Minibond, le cose da sapere:

Minibond, le cose da sapere:
  • Le nuove obbligazioni studiate per le Pmi a caccia di liquidità sono facili da emettere, meno complicate e meno costose.
  • Se fatturi più di 5 milioni di euro , puoi accedere ad un listino dedicato dove fondi e investitori internazionali ti offriranno denaro a medio lungo termine con tassi a libera contrattazione.
  • Potrai chiedere fondi per investire su progetti anche internazionali.
  • La formula "cambiale finanziaria " , 6 mesi/ 1 anno , ti permetterà di farti conoscere sul mercato , per poi accedere a liquiditò revolving.

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